27 febbraio 2009

Slacker Monday al Dada il 07/03/2009

avrei voluto dirvi che per chi viene c'è un simpatico omaggio,

avrei voluto dirvi che per l'occasione salirà sul palco un ospite famoso,

avrei voluto dirvi che a metà serata, durante l'esecuzione di "Pigs" lasceremo volare un maiale gonfiabile prestatoci personalmente da Roger Waters,

avrei voluto dirvi che l'intero incasso verrà devoluto in beneficenza,

avrei voluto dirvi che l'evento verrà trasmesso a reti unificate,avrei voluto dirvi che per evitare problemi di ordine pubblico Piazza Regina verrà transennata e sarà impossibile parcheggiarvi dopo le 18:00,

avrei voluto dirvi che per l'occasione saranno sospese le ronde cittadine private anche se sponsorizzate,

avrei voluto dirvi che interverrà Mina sotto forma ectoplasmatica e che canterà nessun dorma,

avrei voluto dirvi che cucineremo delle pop corn sul palco con il solo aiuto delle micro onde di quattro cellulari e che le distribuiremo a pubblico gratuitamente,

avrei voluto dirvi che ... solo perchè così ... ci va, ci faremo portare un camion di ghiaccio e un baule di m&m's senza però quelle rosse,

avrei voluto dirvi che il palco misura 92 metri di lunghezza e 26 di profondità ed altezza, che per montarlo sono serviti ottanta operai e che per preparare la data alatrense della band di Alatri sono al lavoro quasi 150 persone impegnate a sistemare trentun camion di materiale,

avrei voluto dirvi che per l'occasione Danilo offrirà birra gratis per tutti,

avrei voluto ...

in realtà ci saremo solo noi, due amplificatori e una batteria ...

cercherò di rinfrancarvi con una citazione simpatica da "School of Rock":

Dewey: Per prima cosa, quando si fà una band si discute dei propri influssi, in modo da capire che tipo di band si mette su, chi vi piace? Blondie!

Blondie: Christina Aguilera!

Dewey: Chi? No! Avanti! Cosa? Tu, tappetto.

Tappetto: Puff Daddy!

Dewey: No! Billie?Billie: Liza Minelli!

Dewey: Cosa? O Ragazzi, questo progetto si chiama rock band! Ci vogliono le band del rock! Led Zeppelin! Non ditemi che non li avete mai ascoltati... Jimmy Page, Robert Plant... Vi dicono niente? I Black Sabbath, AC-DC, Motorhead ! Ah cosa vi insegnano in questo posto?!

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30 settembre 2006

Un chiwawa medio ... per favore

Ieri, a fianco della porta di un locale messicano, nella bacheca, ho visto un avviso che diceva:
"Sono disponibili cuccioli di chiwawa piccoli e medi"
... mi sono immediatamente chiesto se fossero meglio al sangue o ben cotti!

26 settembre 2006

I should go !

La giornata finalmente è bella il sole è tornato a brillare e la mia macchina finalmente è tornata a sostare nel posteggio di fronte al cancello di casa mia ... dopo qualche settimana di assenza.
E' ancora imperlata dalla pioggia che è caduta abbondante durante la notte, anche il letto è stato contento di rivedermi regalandomi un'unica filata di sonno di otto ore, e il mio cane che mi sveglia con una slinguazzata.
Assonnato, aiutandomi con il braccio destro mi tiro su ruotando di novanta gradi per appoggiare entrambi i piedi nudi in terra, assumendo quella posizione che assumo tutte le mattine per cinque minuti; la mattina rifletto, e con grande soddisfazione.
E' una postura molto simile a quella della scultura di Rodin "il pensatore", anche se ogni volta che la vedo mi interrogo sulla possibilità effettiva di pensare qualcosa in una così malagevole posizione, non nascondo che a volte ho anche provato ad assumerla e a mantenerla per più di trenta secondi, ma con scarsissimi risultati.
Addirittura molto meglio la mia interpretazione del pensatore, scultura vivente incarnata dall'artista stesso ... addirittura.
Gomito destro sul ginocchio destro, gomito sinistro sul ginocchio sinistro, palmo destro sullo zigomo destro, palmo sinistro sullo zigomo sinistro; potrei rimanere fermo così per giorni; battendo ogni record
... devo controllare sul guinness dei primati.
La prima cosa da fare stamattina, ancor prima della prima colazione (declassata a seconda solo per oggi), è andare a prendere le valigie che ho lasciato nel bagagliaio la sera prima tornando. Pioveva a dirotto.
Uscendo dal portone premo il tasto del telecomando dell'auto, mi saluta con un clock netto e puntuale e un lampeggio gioioso di entrambe le frecce. All'interno dell'abitacolo il navigatore satellitare, che nell'operazione si è acceso, mi da il buongiorno con un bip, lo tolgo dal supporto e lo ripongo nel cassettino, mi fa pena sempre lì efficentissimo e pronto a dare ordini che spesso non vengono eseguiti.
"Fuori rotta! Ricalcolo", "Girare a destra ORA!", perchè in effetti c'è qualcosa di veramente comico nel contrasto tra la perentorietà di quegli ordini e la remissività ovina con cui il computer si mette a ricalcolare la rotta senza protestare: una specie di ottusa pazienza digitale.
Prendo per la maniglia il trolley Samsonite che fedelissimo mi accompagna nei miei girovagare, estraggo il manico a scomparsa che serve a trascinarlo sulle ruote e mi dirigo verso il portone ancora aperto.
Entrando incontro mia sorella che esce.
Non mi vede da quasi un mese e trovandomi con la valigia non può far altro che sparare:

"Ciao Albe' ... che fai, torni o parti?".

E' così che mi sveglio del tutto e mi paralizzo, imbambolato, inceciso e confuso su che fase della settimana fosse questa: partenza o arrivo?! Mi rendo conto di essere disorientato e impossibilitato a rispondere. Si è vero torno a casa con una valigia in mano ... dovrebbe essere un rientro, ma in realtà devo solo svuotarla e riempirla nuovamente con un cambio pulito e tutto ciò che mi serve per una nuova partenza. Mi viene in mente una canzone dei Clash "Should I stay or should I go?" ... dovrei rimanere o dovrei andare? Ma niente non mi viene e mia sorella è ancora lì che aspetta una risposta, non vorrei farla preoccupare quindi cerco come in un cassetto disordinato la prima risposta che mi viene in mente:

"Tutteddue!"

24 settembre 2006

Chi comincia presto è già a metà dell'opera

Una birra, poi un'altra
poi un ultima ancora ...
un sake, una vodka con tabasco,
un rum, una vodka ancora,
... solo l'ultima,

... è bello cominciare a bere presto!

03 febbraio 2006

R4

L'emittente televisiva Rete 4 è tenuta a trasmettere nella programmazione dei notiziari Tg4 e delle trasmissioni di approfondimento informativo, il seguente messaggio come misura di riparazione per non avere assicurato nel periodo da novembre e dicembre 2005, nei confronti delle forze politiche di opposizione, adeguata informazione nei notiziari e adeguata presenza nei programmi di approfondimento, tali da garantire l'effettivo rispetto dei princìpi enunciati nel testo unico della radiotelevisione.
 
"Il Tg4 non ha rispettato nei notiziari e nelle trasmissioni di approfondimento, nel periodo dal 1 novembre al 31 dicembre 2005, i princìpi di parità, obiettività, completezza ed imparzialità dell'informazione previsti dagli articoli 3 e 7 del decreto legislativo n. 177 del 2005 (Testo unico della radiotelevisione), in quanto ha effettuato una ripartizione sproporzionata dei tempi riservati all'informazione politica, attribuendo netta prevalenza alla Presidenza del Consiglio e al Governo ".
 
La trasmissione del messaggio dovrà avvenire prima della convocazione dei comizi elettorali.Il provvedimento è stato adottato a seguito di una segnalazione presentata dall'onorevole. Enzo Carra e dal senatore Giampaolo D'Andrea.

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DAVYisKEEN to know my number

25 gennaio 2006

"che giornata di merda!"

“Venerdì scorso ho seguito fino alle due di notte passate il confronto televisivo Berlusconi-Rutelli e ne sono rimasto delusissimo”.

Ormai lo sapranno pure i sassi, fino ad oggi mi sono trovato a ripeterlo tutti i giorni, anche più volte al giorno e, spero, a persone diverse, ho continuato dire che mi è sembrata una farsa, un non-confronto, che piuttosto che assistere ad una buffonata del genere avrei preferito vedere scorrere a monitor (tipo titoli di coda) i programmi delle due coalizioni di governo uno su fondo rosso e uno su fondo nero in modo che se ne afferri senza ombra di dubbio la legittima proprietà … alle volte ci si può confondere leggendo solo i punti programmatici, ho continuato dire che aspetto ancora con ansia il giorno in cui due veri leader si confronteranno lealmente snocciolando proposte vere sulle quali alle volte concorderanno alle volte no, ma solo e soltanto adducendo motivazioni inconfutabili, indiscutibili, inoppugnabili, assolutamente vere. Aspetto ancora con ansia il giorno in cui dopo un confronto televisivo tra due leader politici spegnerò il televisore felice di essere ancora più confuso riguardo chi sarebbe meglio eleggere come capo del governo ma anche come guida spirituale.

È con questo sentimento di rifiuto totale della falsa informazione, e cioè di tutta l’informazione televisiva, che affronto i giorni seguenti, semplicemente mi rifiuto di guardare i telegiornali, di leggere i quotidiani, mi sono addirittura irrigidito quando, al bar, mentre prendevo un caffé, un signore anziano declamava la sua personale quanto banale invettiva sul rialzo dei prezzi dovuto all’euro, notizia tra l’altro assai vecchia.

Devo dire che il fatto di non conoscere assolutamente i fatti del giorno, inizialmente ha addirittura giovato al mio umore e dopo poco mi ero quasi assuefatto a quel “friccicorino” dovuto alla sensazione di superiorità morale e di consapevolezza delle proprie posizioni che mi sentivo addosso proprio a causa della mia momentanea disinformazione e della quasi monacale e austera astinenza informativa.
Purtroppo però, come le menti più brillanti sanno, tutto finisce, anche il Grande Fratello prima o poi, mi auguro.

Sarà stata colpa della mia malcelata coscienza civile? O forse della mia proverbiale educazione civica? O ancora la mia convinzione che “virtute e conoscenza” siano le migliori strade da seguire, sebbene furono fatali per chi le percorse per primo oltrepassando le colonne d’ercole?
Sono domande destinate a restare senza risposta, come quelle importanti della vita, come le definizioni dei cruciverba che tento di fare di tanto in tanto, una cosa sola è certa: stasera ho guardato il telegiornale.
Il Tg2.

Sono stato sorpreso di trovare finalmente le guide spirituali che cercavo, con sollievo debbo constatare che gli utopici leader che mi ero prefigurato da ultimo sono arrivati, sono stupito di quanto fossi stato accecato dal bombardamento mediatico per non accorgermi che il vero dibattito da seguire fosse anziché quello Berlusconi-Rutelli su Matrix, quello tra Pappalardo e Er Mutanda sicuramente più vivace e tra l’altro condito dall’intervento telefonico del figlio di Pappalardo, il risentimento di Maria Giovanna Elmi, la replica di Aragozzini, senza dimenticare la batosta di Monica Setta che afferma, rivolta ad un sempre più infuriato Adriano, testuali parole “Sei un Al Bano mancato”.

Dico la verità, ho accusato il colpo, ancora scosso ma vivo ho atteso con ansia la notizia successiva, speranzoso, augurandomi un qualcosa di mistico, proprio ciò di cui avrei bisogno, qualcosa di mistico che abbia a che fare con la fede e la religione qualcosa che possa rinfrancare le mie certezze: “un vetro attraverso il quale si vede il crocifisso”, “una vecchia signora che afferma di aver visto l’immacolata” o meglio ancora “una statua della madonna che lacrima sangue”.

Ed eccolo che arriva … , di certo non ho potuto gemere o lagnarmi quando per tutta risposta ho ricevuto un montante sinistro che mi ha fatto vacillare sulle gambe cogliendomi di sorpresa.
Wanna Marchi piange, non sangue, ma a dirotto durante la deposizione spontanea che ha concesso ai magistrati e al suo pubblico come fosse un intervista o un minuto del suo tempo a un fotografo. Piange, temo convincendo qualcuno, come la madonna piange sangue, temo convertendo i più, e conclude la sua omelia con uno smielato e tristissimo “ Non ho mai nascosto niente al mio pubblico, mai … ho festeggiato con loro i momenti felici, ho chiesto aiuto a loro quando ne ho avuto bisogno … questa è Wanna Marchi, … questa sono io signor presidente”.

In preda allo sconcerto, seriamente turbato, ormai in balia del mio avversario, il televisore e alla mercè della sua compagna, l’informazione, ricevo il gancio sinistro che mi costringe alle corde e a questo punto passivamente apprendo che è notizia del giorno quella che narra di due personaggi dai nomi talmente bizzarri che neanche il più estroso e stravagante Benni sarebbe stato in grado di pensare: padre Fedele Bisceglia e il suo collaboratore, Antonio Gaudio
Questi figuri con fedele gaudio, appunto avrebbero sottoposto una suora a violenze “singole e di gruppo” documentando il tutto con filmati e fotografie.

Poi alla fine liberatorio arriva il ko, danno la notizia di una donna che in preda una crisi da shopping compulsivo riesce a spendere ben 4000 euro presso lo squallidissimo e quantomai sfornito Autogrill di Anagni, come ci sarà riuscita mi chiedo e mi sorprendo a rispondermi:” questa è l’informazione che ci meritiamo, … questi siamo noi, signor presidente”

Improvvisa e incontenibile mi assale la voglia di defecare, come se dovessi liberarmi urgentemente da tutto ciò che ho dovuto trangugiare negli ultimi minuti, corro in bagno, espleto le mie funzioni corporali e tragicamente mi accorgo di aver dimenticato di rimpiazzare il rotolo di carta igienica con uno nuovo l’ultima volta, in preda al panico decido allora di utilizzare alla bisogna la carta di un quotidiano che campeggia in bella vista sul mobiletto con in prima pagina questo titolo “Legittimo difendersi in casa anche con le armi”.
E proprio in quel momento che in preda di un grave avvilimento, mi accorgo di sussurrare sentitamente :

“che giornata di merda!”

17 gennaio 2006

Clémentine Delait e i saldi


Una bella serata tra amici a parlare di cose importanti e profonde: L’essenza stessa delle cose, la scelta dei valori e dei riferimenti, i saldi di fine stagione, il bivio che abbiamo imboccato e che ci condurrà inevitabilmente verso una società priva di valori e orientata irrimediabilmente al consumismo più sfrenato a discapito di un terzo mondo che continueremo ininterrottamente a sfruttare e a discapito della vera meta verso la quale dovremmo procedere: la conoscenza.

L’aver notato in quella occasione il diverso atteggiamento assunto dalle donne e dagli uomini presenti nei confronti di quella che io definirei sindrome da shopping maniaco compulsivo.

Il fatto che i saldi di fine stagione si applichino solo e soltanto all’abbigliamento e, mi piace pensare, soprattutto a quello femminile e che altri articoli come per esempio l’antigelo, le aspirine o il burro di cacao, seppur tipicamente invernali, non subiscano sostanziali variazioni di prezzo ne durante il periodo dei saldi ne ad Agosto.

Il fatto che immancabilmente in occasione dei saldi mi tocca attendere la chiusura del centro commerciale e che tutti siano già a ripartiti con la propria automobile per poter ritrovare la mia che in fin dei conti era solo parcheggiata nel settore B5.

La profonda invidia che provo nei confronti di chi, uscendo per far compere non dimentica il giorno di chiusura o la monetina che serve per il carrello o il portafoglio a casa …

Sono queste le cose che mi hanno fatto riflettere sul fatto che effettivamente è meglio così, … è meglio che le donne non abbiano la barba, altrimenti ogni giorno, dopo essersi rasate chiederebbero se non si nota qualcosa di diverso!

Alberto

Letture consigliate:
- PSICOPATOLOGIA DELL’ACQUISTO: LA SINDROME DA SHOPPING
- CLEMENTINE DELAIT

04 gennaio 2006

Ti auguro la gioia di poter esclamare: “CAPISCO” !

Saltuariamente ho bisogno di capire il perchè della nostra vita terrena, di capire per quale motivo dovrei continuare tutti i giorni della mia vita a trarre con dolore il cibo dal suolo, il quale suolo, nonostante i miei sforzi, si ostinerà a produrre solo spine e cardi, ho bisogno di capire perchè dovrei continuare a cibarmi di erba campestre, perchè dovrei continuare a mangiare pane con il sudore del mio volto, per quale motivo dovrei continuare ad attendere di tornare alla polvere.

Ho bisogno ogni tanto di staccare la spina e prendere qualche minuto per me, allontanarmi per qualche tempo dalla sordida Mordor dove risiede l'Oscuro Sire Sauron e le sue orde di Orchi, per sedermi e riflettere.
Mi va bene un bosco in montagna, un altopiano del Perù, un ghiacciaio norvegese, ma anche la spiaggia di Terracina può fare all'uopo, purché sia un posto silenzioso e solitario.
Questa volta, ma solo per ragioni legate alla praticità, la meta del mio periodico e solitario viaggio verso la consapevolezza e la coscienza del mio ruolo su questa terra è stato il litorale di Terracina.
... si, si va bene, lo so anche io che se fosse stato lo Sri Lanka o il Laos sarebbe stato molto più fico, ma per oggi è sufficiente la terra di Circe, … che a pensarci bene non è neanche male.

Durante l'inverno le città di mare, per una sorta di legge del contrappasso, esercitano su di me un fascino paragonabile soltanto al ribrezzo, la repulsione, il disgusto e l'orrore che mi trasmettono invece durante l'estate; tanto caotiche, vacue e superficiali durante la stagione calda, quanto silenziose, riflessive e profonde durante i rigidi freddi invernali, ed è proprio questa loro speciale caratteristica che me le fa pensare come dei luoghi mistici, teatro di scontri epocali tra il bene e il male, tra la terra e l'acqua, tra la forma e la sostanza, come patrie ideali dei miei periodici pensieri sull'essenza dell'essere.

La cittadina pontina mi accolse proprio come avrebbe dovuto, con quesiti, silenzi, dubbi.
Camminando senza meta potei trarre ispirazione dal degrado urbano, dall' abusivismo edilizio, dal disordine urbanistico, percorrendo le strade malmesse e trasandate che costeggiano la zona portuale, incontrai un signore di mezza età con una lunga barba ingiallita dal fumo e un cappello di lana a righe gialle e rosse che, incurante della fitta pioggia, continuava a sbucciare con un coltellino un’ arancia, probabilmente per poi mangiarla, ma non è detto.
Incontrai un ragazzo di circa trent'anni munito di impermeabile, canna da pesca e sacchetto di begattini appeso al collo, incurante oltre che della pioggia, anche del fatto che fossero le 14:30 di un giorno lavorativo infrasettimanale.
Mi domandai se non fossero loro le persone a cui rivolgere le mie domande, se non fossero loro i custodi della verità, se non fossero loro, incuranti di tutto, a conoscere le giuste risposte.
Mi resi conto che in fondo in fondo anche io alle "14:30 di un giorno lavorativo infrasettimanale" girovagavo con una macchina fotografica in mano in una cittadina di mare quasi deserta.

In quel preciso istante il tempo perse la sua importanza: 14:30, 11:10, 16:42, 00:55, 31:18, 26:0,314.
Guardai con profondo disprezzo e totale mancanza di stima il mio Sector 470 stainless steel, water resistant 100 meters, swiss movement, tra l'altro dono della mia stimata e ammiratissima metà (del fatto che lo abbia disprezzato, sul serio, me ne dolgo profondamente). Odiai quell'oggetto, che a ragionare con distacco, stava lì semplicemente per ricordarmi in ogni momento e con precisione al quarzo, quante ore minuti e secondi dovevano ancora trascorrere al momento in cui mi sarei ricongiunto con la polvere dalla quale provenivo.
Maturai quasi la decisione di liberarmene definitivamente, quando ebbi un lampo di genio: non era necessario dare tutta quella importanza ad un così ignominioso prodotto della tecnologia dell'uomo, avrei fatto di più, lo avrei umiliato profondamente privandolo del suo stesso significato, lo avrei deturpato mutilandolo della sua utilità, lo avrei considerato alla stregua di uno sconosciuto che non ha nessuna importanza per me.


Feci scattare la corona di carica verso l'esterno e la ruotai velocemente senza guardare, feci fare un'altro scatto e la ruotai nell'altro senso, rimisi la corona al suo posto e guardai l'orologio; indicava o le nove e trentasette o le ventuno e trentasette del quattordici di un mese a me ignoto, probabilmente Vendémiaire (Vendemmiaio) o Fructidor (Fruttidoro).

http://xoomer.virgilio.it/esongi/francese.htm

Soddisfatto camminai ancora un po’ in questo mio personale mondo senza tempo e senza orologi, fino a raggiungere la scogliera che separa il litorale balenabile dal porto turistico, salii le brevi scalette che consentono l’accesso ad una parte della scogliera composta di gigantesche rocce piatte e cominciai a procedere a saltelli da un masso ad un altro per raggiungere quella che mi sembrava essere solo la posizione più comoda per scattare una foto, e che invece si rivelò la degna conclusione di questo percorso spirituale di inizio Gennaio.

Durante il periodo estivo, come alternativa agli stabilimenti tutti sabbia e ombrelloni che infestano quello che rimane della spiaggia di questa ormai non più ridente cittadina pontina, qualcuno frequenta questa parte della scogliera.
Quella che a prima vista sarebbe potuta sembrare solo una roccia particolarmente grande e piatta, in realtà si rivelò essere stata teatro di profonde considerazioni, significative risposte e sostanziali conclusioni per qualcuno che, raggiunto il nirvana, decise di lasciare, solo ed esclusivamente per me, su quella roccia un lume, una via, un monito, un augurio ad uniposca nero che recitava esattamente così: Ti auguro la gioia di poter esclamare: “CAPISCO” !


… capii.

Più velocemente possibile tornai a casa e corsi a ringraziare commosso chi prima di me aveva compreso la vera ragione del nostro passaggio su questa terra e che regalandomi un Sector 470 non aveva fatto altro che darmi un indizio, solo un piccolo suggerimento da me colto con forte ritardo.

Fu solo quando mi chiese che fine avevo fatto e dove ero stato fino a quell’ora tarda, che non potei far altro che costatare che erano ancora le 14:30 del 14 Vendemmiaio.

31 dicembre 2005

Piccolo Club Progettanti la Partenza


Non è raro parlando con la gente sentirsi dire che sarebbe meglio andarsene, partire e non tornare più o almeno viaggiare molto.
Anche io più o meno la penso allo stesso modo, il problema è che tutti restiamo qui a discuterne.
Come quando si sente parlare della rivoluzione e di come vanno male le cose, poi invece alle 8:00 sono tutti in fila al semaforo nervosi perchè: "un altra volta quei dieci minuti di ritardo non ci volevano, proprio oggi non ci volevano, il capo si arrabbierà un altra volta ... se solo non avessi fatto tardi ieri sera, ... se non avessi dato spago a quel mio amico, ... la rivoluzione ... puah !".

Qualcuno che conosco ci ha anche provato a partire, lasciare tutto ed andarsene, ma alla fine non ha fatto più di un centinaio di chilometri, qualcuno sta progettando di tornare.
Cento chilometri è la distanza ideale ... è giusto giusto la lunghezza del guinzaglio, ti fa sentire abbastanza libero per arrivare fino lì ma non di più e quasi ogni settimana puoi tornare, praticamente un cane alla catena: dalla ciotola dell'acqua alla rete di recinzione.

Si è vero anche io faccio parte del "piccolo club dei progettanti la partenza" e non me ne vergogno, anzi mi sento di confessare la verità, ne sono socio onorario ... sono 35 anni che faccio la valigia e da circa 15 ho il biglietto in tasca, ma sento che ormai sono quasi pronto ... do solo un ultima controllata alla catena.

13 dicembre 2005

Il senso delle cose


È tardi, ho molta fretta, salgo in macchina di corsa, l’ultimo spettacolo inizia fra un quarto d’ora e sono a mezzora di strada.
Come al solito la statale è un casino. Ci sono solo due corsie, una per andare e una per tornare, la mia è completamente libera, l’altra è un serpentone continuo di traffico sbuffante gas di scarico e nervosismo dagli scappamenti.
Che bello, riesco a procedere più veloce della luce verso la meta toccando velocità da ritiro della patente, quando sul più bello mi si para davanti, uscendo da un incrocio a raso, un’ auto che procede a velocità codice della strada.
Superare è impossibile, il lungo serpentone dall’altro lato è ininterrotto. Non mi rimane altro che inveire e lanciare insulti a lui e a tutti gli dei della strada, mandare a quel paese sentitamente quell’ immondo essere che mi precede.
È la gente che guida così a creare pericolo e intralcio al traffico.
Solo allo scopo di ripagare con la stessa moneta l’inetto che ho di fronte, decido di accostarmi quanto più possibile al suo parafango posteriore, lampeggio, impreco, mando maledizioni e anatemi al suo indirizzo, non è detto che non mi senta vista l’ esigua distanza e l’ingente volume della mia voce.

Ovviamente è tutto inutile, arrivo in ritardo, tutto a monte, mi tocca tornare a casa mogio mogio, avvilito e abbattuto … non ho per niente voglia di correre.

Per evitare il serpentone, decido di fare un'altra strada, tanto è uguale, una corsia per andare una per tornare, la mia è completamente libera, l’altra è un serpentone continuo di traffico sbuffante gas di scarico e nervosismo dagli scappamenti.
Che bello, riesco a procedere tranquillamente a velocità codice della strada ascoltando un po’ di musica per rilassarmi quando sul più bello, più veloce della luce, mi arriva da dietro un accecante proiettile toccando velocità da ritiro della patente, è la gente che guida così a creare pericolo nel traffico.
Ovviamente non riesce a superarmi, il lungo serpentone dall’altro lato è ininterrotto. Non gli rimane altro che imprecare tutti gli dei della strada e mandarmi a quel paese sentitamente.
Al solo scopo di farmi innervosire, il verme che ho dietro, decide di accostarsi quanto più possibile al mio parafango posteriore, lampeggia, impreca, manda maledizioni e anatemi al mio indirizzo, ho anche l’impressione di sentirlo vista l’esigua distanza che ci separa e l’ingente volume della sua voce.

Ovviamente è tutto inutile … so già che arriverà in ritardo!

27 novembre 2005

Una cosa fondamentale da sapere se si vuole vivere bene

Non so se ci avete fatto mai caso,
me lo ha fatto notare un paio di giorni fa la ragazza che fa i caffé al Tropical Gel, qualche volta ci vado, … al Tropical Gel dico, soprattutto se devo partire presto per andare da qualche parte, magari per lavoro, e così ho fatto un paio di giorni fa.
Ho parcheggiato la macchina vicino all’aiuola che sta di fronte al bar, ovviamente li è divieto di sosta ma è il posto più ambito da tutti, anche dalla polizia municipale.
E pensare che poco distante, non più di cinquanta metri, c’è un ampio parcheggio quasi sempre libero, comodissimo e con l’asfalto nuovo di pacca che quasi quasi sembra lucido e ancora caldo, ma nonostante ciò, non si sa perché, vicino all’aiuola c’è sempre ressa, a volte ci manca poco che ci si parcheggino in doppia fila.
Io ovviamente non mi tiro indietro e faccio onore all’usanza cittadina, tanto più che quel giorno l’aiuola era lì bella verde più che mai e con tutti e tre i lati liberi da automobili … un occasione da non perdere, si perché parcheggiarti là ti da una sensazione di appartenenza al gruppo e di spavalderia che chi non è di Alatri non può capire.
Solo chi è di Alatri parcheggia vicino l’aiuola perché per farlo devi salutare ogni tanto qualcuno dei vigili, devi sapere che anche loro ogni tanto ci parcheggiano, ma soprattutto devi poterti allontanare dal bancone del bar senza aver ancora pagato per spostare la macchina nel caso in cui sul più bello, proprio quando stai per mordere il tanto agognato cornetto, da fuori senti un fischietto suonare.
La mattinata promette bene, in fin dei conti ho fatto il miglior tempo alle prove ufficiali e mi sono guadagnato la pole position vicino all’aiuola, questo mi permette di percorrere non più di cinque o sei metri per varcare la soglia del bar, altro che i cinquanta metri da sfigato che devi percorrere dal parcheggio vicino.
Entro, il bar è completamente vuoto, saluto Gino che come al solito è alla cassa impegnato a testa bassa a contare spicci, di solito neanche risponde ai saluti, ma quel giorno mugugna qualcosa distrattamente, tanto che vista l’inaspettata loquacità decido di contraccambiare con un paio di parole, niente di profondo, chiedo solo come stanno Massimiliano e Dario, i figli.
Tanto è bastato, quanto ci avrò messo a scambiare queste quattro parole con il logorroico Gino? Beh, Tanto è bastato … mi giro e al bancone c’è già la fila.
Ma come è possibile un attimo fa non c’era nessuno e adesso lo squallido Tropical Gel sembra il Caffé Trombetta di Stazione Termini?
Non ho fretta mi dico e mi metto in fila pazientemente aspettando che si liberi un varco, un piccolo spiraglio, anche solo uno spicchio di bancone per godermi alla fine la mia colazione; cappuccino e cornetto. Il cappuccino, mi dispiace dirlo perché la ragazza che li fa è simpatica, di solito non è un gran ché, ma i cornetti di Gino non si possono immaginare e nemmeno descrivere, li devi assaggiare. Io adoro quelli semplici, quelli vuoti senza crema, sono cotti al punto giusto, hanno quella appetitosa colorazione croccante: marrone dorato quasi arancione, poi c’è qualche punto meno cotto soprattutto ai bordi più esterni. I punti meno cotti sono dovuti al fatto che i cornetti vengono infornati in una teglia imburrata accalcati uno vicino all’altro e crescendo durante la cottura e la lievitazione va a finire che si toccano tanto che certe volte si attaccano e per prenderne uno solo devi fare un po’ leva altrimenti ti viene dietro tutta una fila. Quei punti meno cotti sono eccezionali sono di un colore giallo intenso come la pasta interna al cornetto e ti danno già l’idea della fragranza del lievito (così si chiamano i cornetti in gergo tecnico) che stai addentando, poi sopra, il buon Gino, ci spalma con un pennello una specie di glassa fatta con lo zucchero e qualche altra cosa all’aroma di arancio e dico la verità è questa la cosa che voglio trovare su un cornetto e non dello stupido zucchero a velo come si usa a Roma ed in generale nelle grandi città … zucchero a velo … puà !
Alla fine, visto che effettivamente non ho fretta, mi faccio servire per ultimo e aspetto che la calca smaltisce un po’ , così magari mentre mangio il cornetto faccio due chiacchiere con la ragazza del caffè.
Guardo l’orologio e faccio

" mamma mia che casino, ma è sempre così tutte le mattine a quest’ora? "
" non è questione di ora! "
" e di che allora? "
" non so come mai, ma è una cosa che ho notato da quando lavoro qui, la gente viene a frotte, entrano tutti insieme, un minuto c’è la calca e un attimo dopo non c’è più nessuno "
" beh, … è strano però "
" la cosa veramente strana è che vengono tutti con la fretta, e tutti insieme, poi dopo il caffé, invece di scappare si mettono qui fuori a chiacchierane "

Ci rifletto un attimo, faccio un sorso di cappuccino, mi giro per dare un occhiata attraverso la vetrata per vedere se c’è ancora la macchina parcheggiata vicino all’aiuola e mi accorgo che è vero, la masnada di persone che prima combatteva al bancone spargendo zucchero ovunque ora colloquia beatamente sotto la tettoia beige e marrone del Tropical Gel.
Timidamente e senza dare l’impressione di essere insistente dico

" sarà per via dell’ora "
" non è questione di ora! "
" … e di che allora? "
" ti dico che vengono tutti insieme a qualsiasi ora, oggi sono le otto e hai trovato confusione, magari domani torni alla stessa ora e non c’è nessuno, magari la calca c’è alle otto e dieci, otto e un quarto, poi per venti minuti non viene nessuno, poi di nuovo casino … boh! "

Noto che comincia ad accalorarsi e decido che, va bene che non ho fretta! Ma per evitare di perdere altro prezioso tempo inutilmente in poco credibili discussioni sulla “statistica del flusso del pubblico ai banconi dei bar” con la ragazza del caffé, è meglio finire il cappuccino, lasciando li la schiuma che di solito con grande gusto raccolgo con il cucchiaino, saluto e poi passo alla cassa pago la consumazione ad un sempre più concentrato e loquace Gino e vado via.
Niente di che direte voi, “la gente va al bar a frotte” punto.
E invece no, da allora ho imparato che se al bar trovi la fila al bancone basta aspettare un po’ e la calca magicamente si dissolve e questa è una cosa fondamentale da sapere se si vuole vivere bene:
"Incominciare la giornata con un cornetto spalmato di stress anziché di glassa all’arancio, è quasi peggio che iniziarla con un cornetto spolverato di zucchero a velo."

Mi spetta, lo voglio e mi serve

Ho ripescato un mio post su una specie di blog che tenevamo con il gruppo nel quale suono, è di qualche tempo fa.
E' curioso come le cose cambiate siano veramente poche. Ora non c'è più un ufficio con gente indifferente (ma soprattutto non c'è più quell ufficio) e il mio nuovo monitor è lcd, ma la sostanza è la stessa "c'ho come l'impressione di avè perso un sacco di tempo".

Monday, May 7th, 2001
11:05 am - ... eccoci qua
... eccoci qua ... di nuovo al lavoro, .. come ogni mattina, ma sta mattina è stata un po' più dura ... piove .. anzi adesso piove meno , ma quando mi sono alzato pioveva un bel po' .. insomma, impermeabile calzoni antipioggia rannicchiato dietro il parabrezza del mio "ronzino" sh 50 sono riuscito ad arrivare quasi in tempo in ufficio e a premere i "TRE BOTTONI" prima delle 9:35

... i tre bottoni ...:
1) interruttore generale (ogni postazione nel mio ufficio ne ha uno)
2) power on del computer
3) power del monitor
.. quello più magnanimo è il monitor, ogni mattina mi da il buongiorno con quel caratteristico rumore che fanno tutti i monitor di qualche anno fa, un fruscio che provocano smagnetizandosi durante l'accensione.
Mi ricorda il rumore che fanno certe buste di plastica che danno negli alimentari ... quelli di quartiere, quelli a rischio chiusura schiacciati dai centri commerciali, che devono risparmiare e comperano buste di scarsa qualità ... leggerissime .. le usano anche le farmacie ... beh ogni giorno il mio monitor in ufficio mi saluta così
... probabilmente anche investendomi con una bella quantità di raggi x (non so se sono veramente raggi x ma mi sembra di si).
Ogni mattina dal lunedì al venerdì entro le 9:35 devo schiacciare questi tre bottoni che mi danno la sensazione di omogeneità e staticità, la stessa sensazione che provo ogni notte andando a dormire ... premo un tasto del telecomando e il televisore mi da la bunanotte con lo stesso rumore del monitor la mattina
... in realtà quello che ci passa dentro (al televisore intendo) è molto più intressante; codici tag html testo e poche immagini non sono certo uno spasso.
Avrà contribuito la pioggia, il fatto che oggi è lunedì, l'aver passato un fine settimana all'insegna della creatività e della musica, ma oggi "i tre bottoni" mi hanno regalato la sensazione che ho provato a descrivere ... di certo non allegria ne positività, ma certe volte è così, più vanno bene le cose il fine settimana più ho la sensazione che qui non c'entro niente.
Di solito appena il computer è acceso, la prima cosa che faccio è accendere winamp e mettere su un po' di musica per sentirmi più "a casa mia" ma a volte, come sta mattina, è peggio ... la musica che mi piace ascoltare stona proprio con questo posto il lunedì.
Ho un discreto numero di mp3, e di solito li carico tutti nella playlist di winamp in modo di non dover interrompere il lavoro per selezionare il prossimo brano ma soprattutto per non rimanere in silenzio a metà mattinata; sono molto vari ... ci trovi dai modest mouse ai soulwax da frank sinatra agli u2 dai deftones ai pavement e ci trovi anche qualche pezzo degli slacker monday ... di tutta questa musica l'unica che riesco ad ascoltare il lunedì è frank sinatra .. quella più stonata ... slacker monday.
Eppure ultimamente stiamo facendo un ottimo lavoro ... soprattutto sui suoni, siamo ad un livello che io considero abbastanza alto, ma quello che provoca la mia musica sui miei colleghi di lavoro è totale indifferenza. non che gli u2 o che so i pavement provochino reazioni di entusiasmo o comunque una qualsiasi altra sensazione ... spesso ho l'impressione che abbiano un selettore da qualche parte nel corpo che gli permetta di escludere completamente alcune frequenze o meglio ancora una specifica sorgente sonora.
Quello che mi viene da chiedermi è: perchè io non ho avuto come tutti gli altri questo selettore??
Mi spetta, lo voglio e mi serve .. probabilmente la prima sorgente sonora che escluderei sarebbe il monitor la mattina di lunedì !!
ciao a tuttici risentiamo in momenti migliori eh?
Alka

C’ho come l’impressione di avè perso un sacco di tempo


Qualche giorno fa mi arriva una mail, cinque o sei righe, una delle quali suonava così:"c’ho come l’impressione di avè perso un sacco di tempo”.
Questa frase non so come, mi ha colpito molto, ci ho pensato un paio di giorni, senza accorgermene mi sono ritrovato a ripetermi “c’ho come l’impressione di avè perso un sacco di tempo” in continuazione.
È una frase strana, mi ha toccato, evidentemente ha un significato per me, c’ho pensato anche non volendo, come quando c’hai quel motivetto in testa e non sai da dove viene e impazzisci. Lo senti nel tergicristallo che va, nel respiro, nel rumore dello spazzolino sui denti, alla fine dici a qualcuno: “ma di chi è quel pezzo che fa così” e quello come se niente fosse, come se i giorni e giorni di arrovellamento di cervello che precedono quella domanda non contassero niente, quello ti tira fuori quel nome stronzo che tu sapevi già ! e magari, guarda caso ha in tasca proprio quel CD con quella bella copertina che hai visto mille volte !
Ecco, quando ho letto quella frase è stato come se qualcuno mi parasse davanti quel CD stronzo che già conoscevo, si intitola “c’ho come l’impressione di avè perso un sacco di tempo”.
… cioè non è una cosa che non sapevo ma mi sa che l’avevo infognata la infondo, sotto a un sacco di cose ammucchiate a caso.

26 novembre 2005

Che palle

Che palle co’ sto google earth …. Il link del momento, non si fa altro che parlare di questo link, non se ne può più, ai pub ai concerti, al cinema, al telegiornale, sulle riviste scientifiche tipo focus e su quelle culturali tipo diva donna, c’è l’invasione di google earth, sulle riviste di computer non si parla altro che del motore di ricerca di google.
Ma non è che tutti se la pigliano con Bill Gates e zitti zitti quelli di google sono i veri manipolatori.
Pensateci bene, in un mondo dove se una cosa “è scritta su internet” è vera, qual è la posizione migliore per selezionare quali cose sono vere, se ci pensate bene c’è qualcuno che decide se una cosa è più o meno importante.
Adesso vi do io un link divertente, provate a digitare http://moon.google.com/ … esiste !! … e basta no ?!!

22 settembre 2005

Rumore


Il rumore, non si sente, è subdolo, si sente solo nel silenzio poi piano piano si insinua nelle orecchie e nei pensieri, ti rende indifferente a ciò che ti capita intorno. Soprattutto se è un rumore costante come quello che sento io ora. Il rumore dell'operosità e del bisogno di andare avanti, di soddisfare le esigenze del progresso e del consumo. Produci consuma crepa produci consuma crepa. È notte ma nulla si ferma anzi tutto sembra continuare rumorosamente più che di giorno. Come se il nostro progresso, il nostro bisogno di altre cose, di cose nuove e a volte inutili preferisse procedere di notte indisturbato, silenziosamente non visto nascosto dal rumore, che crea una nuvola impenetrabile e che avanza soffice e pachidermica. Nel contempo leggiadra e rigida. Una nube prodotta dalla nostra stessa voglia di fare e che occulta inutilmente ciò che tutti sanno. Produci consuma crepa produci consuma crepa ...

17 settembre 2005

Il lavoro nobilita l'uomo

Erano ormai due o tre settimane che non lavoravo e come al solito il lavoro si presenta tutto insieme in maniera quasi ingestibile, ieri ero a Brescia oggi sono a Coreno Ausonio, ieri mi sono svegliato alle 4 del mattino, oggi alle 5:30.
La prossima settimana sarò sempre impegnato e ieri mi hanno proposto uno shooting fotografico per giovedì e venerdì che probabilmente dovrò rifiutare o come minimo rimandare per mancanza di tempo.
a mia vita è un casino.

16 settembre 2005

Lidl

Certo che è incredibile, ieri sono passato a vedere se al "Continente", il più grande centro commerciale della zona, ci fossero delle scarpe decenti per me, in effetti è un centro molto fornito, ci si trova di tutto, anche le scarpe per me.
Tra le varie disponibili ho individuato delle Timberland niente male, il problema vero è che il prezzo mi è sembrato un poco elevato ... 130 euro non è poco, per lo meno per le mie tasche.
ome si fa di solito in queste occasioni, chi non lo ha mai fatto del resto?, ho detto alla commessa che ci avrei riflettuto un poco, ma in realtà sia io che lei sapevamo che me ne sarei andato senza acquistare le Timberland e imprecando fra me e me sul prezzo esorbitante e ingiustificato della merce.
Uscendo dal centro, mi capita in mano un depliant del Lidl, c'erano le stesse scarpe, se non erano le stesse erano per lo meno simili, di certo non marcate Timberland, a un prezzo incredibile 9,90 euro.
La differenza mi sembra notevole.
C'è da dire che quelle del Lidl probabilmente saranno fatte a Taiwan, ma considerate anche che quelle Timberland non è che le fanno in svizzera!
Allora perché tutta questa differenza?

13 settembre 2005

Pluf ...

Quando splende il sole e invece dentro piove ..
non passa il tempo e non succede niente, oggi è uguale a ieri, non so se questo è il modo giusto per affrontare le cose, anzi lo so ... non lo è.
Non sono affatto contento del mio stato d'animo oggi, forse contribuisce questo disco, in effetti è un po depresso.
Se ci penso bene oggi in effetti dovrebbe essere una bella giornata, ma non so perchè per me non lo è, se guardo dalla finestra vedo il sole che splende, oggi torna la mia metà (anzi devo andare a prepararmi che devo andare a prenderla in stazione), ho ordinato la macchina fotografica che volevo tanto, ma tutto questo per il momento non mi rende felice, l'ideale sarebbe essere come quell'ala, passare sopra le nuvole e lasciarle scorrere sotto.
Mi farebbe piacere in questo momento vivere in un mondo bianco, ovattato, silenzioso, soffice ed continuare ad andare dritto volando sopra a tutto. Guarderei dall'oblò sulla mia sinistra sapendo che se gettassi qualcosa di sotto l'unico effetto che otterrei sarebbe un suono "pluf".
Si aprirebbe un piccolo buchetto nell'ovattata e soffice nube sottostante, ma niente di più, anzi repentinamente si richiuderebbe senza lasciare traccia di ciò che è accaduto.
Certo probabilmente sotto, oltre le nuvole, accadrebbe una tragedia, probabilmente ci sarebbero feriti, sicuramente non sarebbe una bella giornata per qualcuno.
Piove visto e considerato che da su si vedono solo nuvole, ma per me sarebbe abbastanza non sapere niente di tutto ciò e continuare a volare leggiadro sulle ovattate e soffici nubi.

12 settembre 2005

Il mattino ha l'oro in bocca

Strano, oggi e passata solo mezza giornata e già ho fatto almeno lo stesso numero di cose dell'intera scorsa settimana !
Sarà forse perché sta mane ho messo la sveglia alle otto ?
La mattinata è filata via liscia e producente come poche altre volte, mi sono immerso nel marasma dell'ufficio postale e ne sono uscito, dopo pochi minuti, indenne e con addirittura i saluti e gli auguri per mia madre. Ma non è finita, pochi minuti dopo (una ventina) potevate incontrarmi in un ufficio della sordida città capoluogo di provincia, ufficio da me raramente frequentato, anzi per la verità oggi è stata la seconda volta nella mia vita che ho avuto l'occasione di premere il vetusto tasto del citofono del collegio dei geometri ... per essere precisi la prima volta non rispose nessuno, era chiuso.

11 settembre 2005

11 Settembre

Certo che, stavo pensando, oggi non è un bel giorno.
Però forse è bello iniziare qualcosa proprio oggi ... Insomma considerare questa data come un inizio anziché come una fine.